e allora va, diciamocela tutta: c'è gente che si smarona molto più di me e sta comunque peggio. sì, è vero che faccio molte cose ma sono per me tutte piacevolissime: il restauro, come ho già detto è, più che un lavoro, una grande passione, lo faccio senza rispettare orari o timbrare cartellini e non ho padroni. direi che questo è un grande lusso. scrivo, con grande impegno e fatica nelle ore serali o di prima mattina e so che questo maledetto romanzo lo finirò, prima o poi, a costo di sputare pallini (che se nessuno me lo pubblica lo ciclostilo in proprio) e giurare a Michele che sarà il primo e ultimo. poi ci sono le incombenze casalinghe ma ho chi mi aiuta anche se mi resta sempre molto da stirare, lavare, riordinare, pulire... la spesa, i bambini da prendere e portare... e comunque non è fatica. ho una tata meravigliosa sempre disponibile per le emergenze, c'è la scuola, il nido, la nonna... un papà molto presente che si fa in quattro per darmi una mano... insomma non sarei così "brava" se non avessi chi mi aiuta e mi sostiene.
e quindi prendetela così: so di essere fortunata e cerco di ricordarmelo ogni giorno, ma la soddisfazione più grande è guardare la faccia di una bambina biondissima che con gli occhi a forma di virgola si apre in un sorriso e dichiara: io, sono contenta!
(e anche gli altri ridono spesso)
ecco dove avrei voluto andare oggi per festeggiare la festa della mamma. naturalmente con il mio alpino Michelut e i nostri quattro bocia. tra le canzoni, il vino, le penne, i racconti e il sudore di gente speciale.
no, non stavo cazzeggiando. ho ripreso a lavorare quasi per davvero e la prima settimana è stata dura. Si fa fatica ad ingranare dopo tanto tempo di "dolce far niente" (hi hi hi). così adesso parto al mattino con le bambine in macchina, le affido alle rispettive maestre e poi via, a grattare mobili, stuccare, pulire, verniciare fino alle 3 del pomeriggio, in modo da arrivare in tempo per la raccolta delle creature che poi devono fare merenda, andare a danza, prendere, portare, accompagnare... insomma, faccio tutto quello che facevo prima con in più sei ore dedicate al restauro nella giornata. comode eh! al lavoro con me c'è un ragazzo rumeno con due occhi di un blu incredibile. è sposato e posato. si chiama Dòrin, ma noi in Friuli lo abbiamo ribattezzato Dorìn. sta qui da 4 anni. lavora molto ed è molto silenzioso. questo mi piace perchè nemmeno io amo parlare quando lavoro. che poi non so se di lavoro si tratta. è passione. Dorin è gentile, sorridente e sa fare di tutto. Alle dodici e trenta fa una pausa di mezz'ora per mangiare. insomma mi somiglia solo che io non faccio la pausa, sorrido poco e non sono gentile.
la sera sono a pezzi. ma c'è sempre da stirare, da mettere ad asciugare almeno una lavatrice, riordinare, fare la spesa, scrivere, fare il bagno, preparare la pappa...
mi addormento di botto.
giovedì 6 maggio 1976, ore 21.06, magnitudo 6,4 Richter

Ero più o meno grande così. Non sapevo cos'era una zona sismica e nemmeno un terremoto. Tettonica mi sembrava una brutta parola e il signor Richter me lo immaginavo come un cioccolataio grasso... invece, forse, somigliava di più ad un magro assassino. Ai friulani è bastato poco meno di un minuto per diventare ferratissimi in materia, sensibili più di un sismografo, capaci di individuare "a naso" epicentro e magnitudo, tipologia delle onde sismiche (sussultorie, trasversali, superficiali), assestamenti, comparare gradi Richter e Mercalli, calcolare danni... Non abbiamo mai potuto abituarci ai morti. Mille.

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5 maggio 2008: lo sfascio è appena agli inizi se cinque deficienti picchiano a morte un coetaneo per una sigaretta
Thanks to Anpi per foto e testo.
La sfilata della Liberazione a Milano (5 maggio 1945) guidata dal Comando Generale del Corpo Volontari della Libertà. Fu l'atto simbolicamente conclusivo della Resistenza italiana al nazifascismo.santa paletta! è proprio vero che noi sandanielesi non ci sappiamo mai accontentare! sono anni che a San Daniele ci lamentiamo per la piscina (ero bambina che già se ne parlava) e non ci siamo mai accorti che è già pronta! per un bagnetto tra il verde e due bracciate salutari basta andare sul Castello dopo un acquazzone: il belvedere si riempie d'acqua e il gioco è fatto. i raccomandati possono portarsi anche le paperelle.
1. il cambio dei vestiti ad ogni cambio di stagione: significa lavare, piegare e riporre il guardaroba di sei persone, con il divieto assoluto di buttar via anche le cose più vecchie, piccole, immettibili perchè, "vedrai che dimagrisco, questo colore torna di moda, guai a te se li tocchi ..."; programmare un futuro di crescite e portabilità che già in partenza so di non azzeccare (anche perchè metto via la roba e poi mi dimentico dove l'ho messa... e quando la ritrovo è già fuori misura)
2. riporre la roba stirata: anche qui significa fare su e giù per le scale con pile di vestiti ben piegati che una volta negli armadi ci rimangono sì e no un paio di giorni... e se ci restano di più delle pieghe non resta neanche l'ombra.
3. svuotare la lavastoviglie
4. salutare gli amici